2 comments

  1. Eh sì, è un paragone interessante. Sicuramente, quando la fotografia è svolta a livello artistico, comunica molto di noi, come tutte le altre arti. Dal tuo breve post mi vengono così, a cascata, dei sotto-paragoni anche un po’ stupidi: uno tra tutti, la doppia esposizione, simile ad un ricordo al quale ne viene sovrapposto un altro. Ci rechiamo in un luogo, poi ci torniamo dopo alcuni anni: le due immagini si sovrapporranno, alcune zone dell’immagine cambieranno tonalità, altre bruciate…
    …e il nostro cervello, è più un gran rullino destinato a terminare e smagnetizzarsi o un hard disk, riscrivibile, ma vittima di usura a lungo andare? 😉

  2. Bhè Andrea, nella realtà il tuo parallelismo con la doppia esposizione è molto interessante. Personalmente non ho mai usato la tecnica della doppia esposizione, perchè non mi interessava per nulla. Non so se è legato al fatto che io non ho molti ricordi e non sono legata al passato. Il passato è passato e sta bene dove sta!
    Concordo in pieno sul cervello……il mio inizia a smagnetizzarsi seriamente! 🙂
    Un abbraccio e alla prossima
    Sara

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